Araldica del cognome GALIANO
In opera nomen pervenit tam clarum :

Cognome distribuito tra il Nord, il Centro e il Sud d’Italia, con diversa frequenza nelle varie forme derivate. Da una stima risulta che detto cognome è diffuso sul territorio italiano con ben oltre trecento unità, mentre le varianti Gallio, Galliano, Gagliano, e Galeano rispettivamente 10, 3900, 150 e 25. A prescindere dal quadro statistico, perché pressoché relativo ed aggiornabile in termini di numeri, luoghi e tempi, il cognome Galiano ha come base lontana il soprannome etnico latino di età repubblicana GALLUS, abitante oriundo della Gallia (la Gallia romana comprendeva sia la Gallia vera e propria o Transalpina, sia la Gallia Cisalpina, ossia l’Italia a Nord dell’asse Pisa-Rimini). Diventa poi nome personale e ampliato nei tardi derivati Gallius e Gallianus: è anche possibile che alla base del soprannome originario, latino o italiano, ci sia gallus o gallo, il maschio dei gallinacei. Il tipo Gallieno può riflettere con tradizione dotta e tarda il 4° nome o titolo latino Gallienus, dato all’imperatore Publio Licini Eganzio del III secolo, che combattè a lungo in Gallia per difenderla dagli Alemanni e dall’usurpatore Postumo. L’ormai raro Gallo è sostenuto dal culto di vari santi di questo nome, in particolare di San Gallo, abate del VII secolo, discepolo di San Colombano e fondatore del gran monastero, da lui chiamato di San Gallo, in Svizzera. Lo studio delle origini e degli sviluppi di una stirpe costituiscono, in ogni caso, uno degli aspetti più interessanti della storia. Prima di passare a trattare della stirpe in epigrafe, diremo che nelle ricerche di stirpe familiare l’elemento di cui in modo precipuo occorre tener conto è il cognome. Oltre al cognome, la distinta notorietà del casato in esame è supportata dallo stemma di cui ebbe il privilegio di decorarsi, poiché in passato solo le famiglie Nobili e Notabili usavano l’arma gentilizia. L’indagine di documentazione si è estesa pertanto anche alle forme originarie, tenendo presente che il Cognome non sempre manteneva intatto nei secoli il Casato, ma poteva subire trasformazioni dovute a trascrizioni errate, ad errori dialettali ed a tanti altri motivi. Così, è spesso difficoltoso individuarne la fonte per le numerose trasformazioni cui i cognomi stessi furono in seguito sottoposti e che non di rado ne alterarono la forma primitiva. Ma se qualche volta non si può in via del tutto assoluta e con materiale certezza stabilire ed affermare come, dove e quando un determinato cognome abbia tratto la propria origine, ciò diventa tuttavia relativamente possibile se si procede ad attente ed oculate indagini, di ordine storico ed etimologico, sorrette e confortate da criteri di indole glottologica, morfologica e fonetica. Dopo uno studio sulla stirpe in esame, sorretti dall’indispensabile fonte pubblica e privata delle opere storiche, biografiche e monografiche di autori e studiosi di genealogie più affermati, nonché mediante gli Archivi di Stato, Ecclesiastici e Comunali, si sono potute rintracciare notizie sulla famiglia GALIANO. Antica casata, presente araldicamente in Liguria e nel Veneto, si diffuse anche nel Lazio, nel Napoletano e nel Mezzogiorno. A Vicenza una famiglia GALIANA (gens GALIANA declinata alla latina) era nota sin dal secolo XIII: Giovanni fu Giudice nel 1209; altro personaggio dal nome insolito di Erode che nel 1270 venne eletto dagli Anziani per recuperare beni del Comune usurpati al tempo di Ezzelino. A Genova fiorivano i GALIANO che erano notabili e alzavano propria arma gentilizia, così blasonata: spaccato, nel primo d’argento, a due galli di neri combattenti, sormontati da una fascia in divisa di nero. Il proprio emblema aveva la Corona di cortesia: nobile a cinque perle visibili posate su di un cerchio d’oro. Nel Napoletano i GALIANO furono fregiati del titolo di Marchese di Polvica, ottenuto nell’anno 1752 da Carlo Mauri; il feudo fu poi acquistato dal figlio del predetto, Giuseppe. Gli insediamenti di famiglie nei territori posti a nord della città di Napoli dietro le colline di Capodichino e Capodimonte (Polvica - Chiaiano – S.Croce – Camaldoli) avvenivano con scopi prevalenti per lavorare i campi o rivolti ad attività pastorali. Tali insediamenti nel tempo si organizzarono in centri abitati, qualificati con mulino, forno, taverna e chiesa, divenendo così Casali, (la parola deriva da casati, contadini terziari o parzionari, a cui i monasteri, proprietari dei terreni, affidavano la coltivazione e lo sfruttamento agricolo degli stessi con l’obbligo di risiedere sul posto).Questi centri abitati, per mancanza di efficienti strutture stradali, erano sparsi tutt’attorno alla cinta muraria della città di Napoli e rappresentarono la Provincia di Napoli nel 1806. La nascita dei Casali rappresentò un enorme gettito fiscale, per i regnanti, in quanto alle popolazioni del casale Baronia era imposta una tassa annuale, detta “Focatico” del valore di circa 186 once. Con la venuta degli Angioini i casali furono considerati terre del ”Regio Demanio” e dovettero soggiacere a maggior peso fiscale degli altri sudditi del Regno pagando un supplemento di 3 Tareni (plurale di Tarì, la moneta d’oro dell’epoca) all’anno alla Regia Corte. Nel periodo del Vicereame Spagnolo per estorcere denaro a beneficio dei Re spagnoli furono messe in vendita tutte le terre demaniali, compresi i Casali, concedendole in Feudi. Per questo motivo sotto il viceregno del Viceré Manuel de Acevedo y Zunigo – Conte di Monterey, la zona che all’epoca si estendeva da Capodimonte fino alla collina dei Camaldoli, fu concessa in feudo nel 1631 come a Don Giovan Battista Salernitano, padre del Principe Francesco Salernitano, la cui salma fu seppellita nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Capodimonte, che rientrava a quell’epoca nel suo feudo.Alla sua morte il feudo fu diviso in varie zone, il Feudo di Polvica fu acquistato da Nicola Salinas, che divenne il primo Barone di Polvica, mentre quello di Chiaiano, che era rimasto “Regio Demanio” fu concesso alla famiglia Caracciolo di Castagneto. Nel 1709 il feudo di Polvica fu venduto a Don Girolamo de Aloisio e da questi al Barone Don Giuseppe Manni, che infine lo cedette ai Marchesi Mauri nel 1761. L’ultimo feudatario del Feudo di Polvica, si ha notizia certa, fu il Marchesino Carlo Mauri, eroe e martire della Repubblica Partenopea del 1799, che fu giustiziato il 14 dicembre del 1799 con la decapitazione e il suo palazzo e le sue terre furono confiscate.
Il Marchesino Carlo Mauri fu un insigne Comandante del Primo Battaglione della Guardia Nazionale della Repubblica Partenopea del 1799, fu membro effettivo di diverse Commissioni, quella dei Dodici Probi Cittadini, quella della Municipalità e di quella della Toponomastica. Con Regie Lettere Patenti del 1 marzo 1896 fu riconosciuto il titolo di Marchesa di Polvica all’ultima rappresentante riconosciuta dalla Casata: N.D. Elvira GALIANO, figlia di Nicola.





