ott
20
2009
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Araldica del cognome GALIANO

In opera nomen pervenit tam clarum :

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Cognome distribuito tra il Nord, il Centro e il Sud d’Italia, con diversa frequenza nelle varie forme derivate. Da una stima risulta che detto cognome è diffuso sul territorio italiano con ben oltre trecento unità, mentre le varianti Gallio, Galliano, Gagliano, e Galeano rispettivamente 10, 3900, 150 e 25. A prescindere dal quadro statistico, perché pressoché relativo ed aggiornabile in termini di numeri, luoghi e tempi,  il cognome Galiano ha come base lontana il soprannome etnico latino di età repubblicana  GALLUS, abitante oriundo della Gallia (la Gallia romana comprendeva sia la Gallia vera e propria o Transalpina, sia la Gallia Cisalpina, ossia l’Italia a Nord dell’asse Pisa-Rimini). Diventa poi nome personale e ampliato nei tardi derivati Gallius e Gallianus: è anche possibile che alla base del soprannome originario, latino o italiano, ci sia gallus o gallo, il maschio dei gallinacei. Il tipo Gallieno può riflettere con tradizione dotta e tarda il 4° nome o titolo latino Gallienus, dato all’imperatore Publio Licini Eganzio del III secolo, che combattè a lungo in Gallia per difenderla dagli Alemanni e dall’usurpatore Postumo. L’ormai raro Gallo è sostenuto dal culto di vari santi di questo nome, in particolare di San Gallo, abate del VII secolo, discepolo di San Colombano e fondatore del gran monastero, da lui chiamato di San Gallo, in Svizzera. Lo studio delle origini e degli sviluppi di una stirpe costituiscono, in ogni caso, uno degli aspetti più interessanti della storia. Prima di passare a trattare della stirpe in epigrafe, diremo che nelle ricerche di stirpe familiare l’elemento di cui in modo precipuo occorre tener conto è il cognome. Oltre al cognome, la distinta notorietà del casato in esame è supportata dallo stemma di cui ebbe il privilegio di decorarsi, poiché in passato solo le famiglie Nobili e Notabili usavano l’arma gentilizia. L’indagine di documentazione si è estesa pertanto anche alle forme originarie, tenendo presente che il Cognome non sempre manteneva intatto nei secoli il Casato, ma poteva subire trasformazioni dovute a trascrizioni errate, ad errori dialettali ed a tanti altri motivi. Così, è spesso difficoltoso individuarne la fonte per le numerose trasformazioni cui i cognomi stessi furono in seguito sottoposti e che non di rado ne alterarono la forma primitiva. Ma se qualche volta non si può in via del tutto assoluta e con materiale certezza stabilire ed affermare come, dove e quando un determinato cognome abbia tratto la propria origine, ciò diventa tuttavia relativamente possibile se si procede ad attente ed oculate indagini, di ordine storico ed etimologico, sorrette e confortate da criteri di indole glottologica, morfologica e fonetica. Dopo uno studio sulla stirpe in esame, sorretti dall’indispensabile fonte pubblica e privata delle opere storiche, biografiche e monografiche di autori e studiosi di genealogie più affermati, nonché mediante gli Archivi di Stato, Ecclesiastici e Comunali, si sono potute rintracciare notizie sulla famiglia GALIANO. Antica casata, presente araldicamente in Liguria e nel Veneto, si diffuse anche nel Lazio, nel Napoletano e nel Mezzogiorno. A Vicenza una famiglia GALIANA (gens GALIANA declinata alla latina) era nota sin dal secolo XIII: Giovanni fu Giudice nel 1209; altro personaggio dal nome insolito di Erode che nel 1270 venne eletto dagli Anziani per recuperare beni del Comune usurpati al tempo di Ezzelino. A Genova fiorivano i GALIANO che erano notabili e alzavano propria arma gentilizia, così blasonata: spaccato, nel primo d’argento, a due galli di neri combattenti, sormontati da una fascia in divisa di nero. Il proprio emblema aveva la Corona di cortesia: nobile a cinque perle visibili posate su di un cerchio d’oro. Nel Napoletano i GALIANO furono fregiati del titolo di Marchese di Polvica, ottenuto nell’anno 1752 da Carlo Mauri; il feudo fu poi acquistato dal figlio del predetto, Giuseppe. Gli insediamenti di famiglie nei territori posti a nord della città di Napoli dietro le colline di Capodichino e Capodimonte (Polvica - Chiaiano – S.Croce – Camaldoli) avvenivano con scopi prevalenti per lavorare i campi o rivolti ad attività pastorali. Tali insediamenti nel tempo si organizzarono in centri abitati, qualificati con mulino, forno, taverna e chiesa, divenendo così Casali, (la parola deriva da casati, contadini terziari o parzionari, a cui i monasteri, proprietari dei terreni, affidavano la coltivazione e lo sfruttamento agricolo degli stessi con l’obbligo di risiedere sul posto).Questi centri abitati, per mancanza di efficienti strutture stradali, erano sparsi tutt’attorno alla cinta muraria della città di Napoli e rappresentarono la Provincia di Napoli nel 1806. La nascita dei Casali rappresentò un enorme gettito fiscale, per i regnanti, in quanto alle popolazioni del casale Baronia era imposta una tassa annuale, detta “Focatico” del valore di circa 186 once. Con la venuta degli Angioini i casali furono considerati terre del Regio Demanio e dovettero soggiacere a maggior peso fiscale degli altri sudditi del Regno pagando un supplemento di 3 Tareni (plurale di Tarì,  la moneta d’oro dell’epoca) all’anno alla Regia Corte. Nel periodo del Vicereame Spagnolo per estorcere denaro a beneficio dei Re spagnoli furono messe in vendita tutte le terre demaniali, compresi i Casali, concedendole in Feudi. Per questo motivo sotto il viceregno del Viceré Manuel de Acevedo y Zunigo – Conte di Monterey, la zona che all’epoca si estendeva da Capodimonte fino alla collina dei Camaldoli, fu concessa in feudo nel 1631 come a Don Giovan Battista Salernitano, padre del Principe Francesco Salernitano, la cui salma fu seppellita nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Capodimonte, che rientrava a quell’epoca nel suo feudo.Alla sua morte il feudo fu diviso in varie zone, il Feudo di Polvica fu acquistato da Nicola Salinas, che divenne il primo Barone di Polvica, mentre quello di Chiaiano, che era rimasto “Regio Demanio” fu concesso alla famiglia Caracciolo di Castagneto. Nel 1709 il feudo di Polvica fu venduto a Don Girolamo de Aloisio e da questi al Barone Don Giuseppe Manni, che infine lo cedette ai Marchesi Mauri nel 1761. L’ultimo feudatario del Feudo di Polvica, si ha notizia certa, fu il Marchesino Carlo Mauri, eroe e martire della Repubblica Partenopea del 1799, che fu giustiziato il 14 dicembre del 1799 con la decapitazione e il suo palazzo e le sue terre furono confiscate.
Il Marchesino Carlo Mauri fu un insigne Comandante del Primo Battaglione della Guardia Nazionale della Repubblica Partenopea del 1799, fu membro effettivo di diverse Commissioni, quella dei Dodici Probi Cittadini, quella della Municipalità e di quella della Toponomastica. Con Regie Lettere Patenti del 1 marzo 1896 fu riconosciuto il titolo di Marchesa di Polvica all’ultima rappresentante riconosciuta dalla Casata: N.D. Elvira GALIANO, figlia di Nicola.

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gen
12
2009
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ott
01
2008
0

Gli Assiomi di Murphy

 

Secondo un articolo apparso sul “The Desert Wings” nel Marzo del 1978, le Leggi di Murphy ebbero inizio in una base dell’aeronautica di Edwards nel 1949, quando un ingegnere capitano Edward A. Murphy cominciò a raccogliere le frasi dette da lui e dai suoi colleghi durante la realizzazione di un progetto aerospaziale, anche se la frase del tipo Se una cosa può andare male, andrà male! era nata molto prima e veniva usata dai piloti per sdrammatizzare il momento del volo aereo. Per la consultazione sono qui di seguito riproposti alcuni tra gli Assiomi e le Regole di Murphy:

 

Gli Assiomi di Murphy:

  • In una gerarchia ogni membro tende ad aggiungere il proprio livello di incompetenza.
  • In ogni impresa umana il lavoro cerca sempre il livello gerarchico più basso.
  • Colui che sorride quando le cose vanno male ha pensato a qualcuno cui dare la colpa.
  • Un idiota in un posto importante è come un uomo in cima ad una montagna: tutto gli sembra piccolo e lui sembra piccolo a tutti.

 

Le Regole di Murphy per il Capo perfetto:

  • Cerca di sembrare terribilmente importante.
  • Parla con autorità, ma soltanto di fatti ovvi e comprovati.
  • Non entrare mai in discussione; se ci sei dentro poni una domanda irrilevante, appoggiati allo schienale della poltrona con l’aria soddisfatta e, mentre gli altri cercano di capire cosa sta succedendo, cambia argomento. 
  • Ascolta attentamente mentre gli altri discutono.
  • Seppelliscili poi con una frase fatta.
  • Se un subordinato ti rivolge una domanda non pertinente guardalo come se avesse perso il senno.
  • Quando lui ha preso un’aria mortificata fagli la stessa domanda con altre parole.
  • Cammina sempre a gran velocità quando sei fuori dal tuo ufficio: eviterai un gran numero di domande, sia dai subordinati sia dai superiori.
  • Non dare mai ordini per iscritto.

 

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set
29
2008
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Memorie sulla Cittadinanza da un incontro in Comunità Capi Scout

L’educazione alla partecipazione è un ambito ove annunciare la speranza scout? Durante la riunione sono state esposte diverse testimonianze sul tema della  “cittadinanza”, tra le quali si citano le seguenti:

 

  • Testimonianza sul soccorso ai profughi albanesi nell’inverno del 1991. Si è manifestata la speranza di integrazione dei profughi nella nostra società, anche se tra loro non si esclude la presenza di ex pregiudicati, oltre che di gente colta e onesta benché povera, altri di religione non cattolica. In considerazione che non bisogna avere pregiudizi di sorta, sono del parere che ognuno possa avere il suo giusto riscatto nella nostra società; singolare è stata quell’anno la celebrazione della Santa Pasqua nel campo profughi allestito in Basilicata sulle spiagge di Metaponto, che ha visto la partecipazione anche di profughi non cattolici;
  • Testimonianza sulla speranza di educazione e formazione degli studenti, che spesso a scuola si adagiano al fenomeno del bullismo, disertando l’ingresso a scuola per poi giocare al biliardo, all’insaputa dei genitori (comprensivi). Si nota in questo ambito una lacuna educativa e una mancanza dell’ascendente formativo di riferimento, un po’ come non accadeva con il modello educativo di stampo patriarcale. La speranza si concretizza nel giusto ruolo genitoriale,  nella costante presenza degli stessi genitori i quali, entrambi presi da impegni di lavoro quotidiano, sovente delegano l’educazione alla tata o ai nonni e cercano di recuperare assenza e  rapporto accontentando le richieste dei propri figli. In tale contesto è verosimile ritenere che il ruolo genitoriale è in crisi, per la mancanza costante dei genitori nel percorso educativo dei propri figli, che può in qualche caso divenire una lacuna significativa, anche se è pur vero che non siamo tutti uguali nella ricettività educativa;
  • Testimonianza sulle osservazioni che si sviluppano nei piccoli centri urbani, ove la mancanza di una mentalità emancipata finisce col portare a volte gli abitanti a criticare le abitudini giovanili, spesso inconsuete, o di tendenza, come ad esempio il portare i capelli lunghi per un giovane o attivarsi per proficue iniziative tra studenti universitari che però non decollano a causa della staticità del contesto;
  • Riflessioni sulla dignità di tutte le razze umane: tutti gli uomini di qualsiasi razza e ceto sono uguali e senza alcun pregiudizio di sorta per il passato, per il presente e per l’avvenire.

Traendo spunto da tutte queste testimonianze come annunciare, con l’educazione alla partecipazione, la speranza scout? La speranza, in mezzo ai variegati fenomeni socio politici che caratterizzano la società attuale, è un impegno forte per gli scout, perché investe le seguenti aree segnalate nell’incontro: educazione e formazione; il ruolo attuale dei genitori;il ruolo attuale dei figli studenti; l’integrazione degli extra comunitari; lo sviluppo di una cultura emancipata dei piccoli centri urbani; la presenza di  pregiudizi di razza, ceto e quant’altro.

 

Un po’ la trattazione di tutti questi argomenti ha delle vedute e delle soluzioni trasversali. Certamente la preghiera e la partecipazione attiva degli scout membri della società attuale e la manifestazione del proprio pensiero attivo è l’inizio di un tragitto che incontrerà numerosi ostacoli. Certo, le soluzioni potranno venire unicamente dalla riflessione attenta “passo dopo passo”, senza poter perfezionare “tutto e subito”, perché ciò sarebbe unicamente utopistico. (Nella foto storica B-P a cavallo).

 

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set
29
2008
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Robert Baden-Powell, fondatore del World Scout Movement

Robert Baden-Powell, Fondatore del Movimento Scout nel Mondo, Capo Scout del Mondo. Il primo ritratto di Baden-Powell in epigrafe è tratto dal dipinto di David Jagger del 1929. Fu presentato a Baden-Powell il 6 agosto 1929 alla Terza Celebrazione Mondiale ad Arrowe Park, a Birkenhead in Inghilterra. Questa era meglio conosciuta come la “Festa per il raggiungimento della maggiore età”. Il ritratto di Baden-Powell, presentato in quella circostanza, ebbe un grande successo. L’originale del ritratto adorna tuttora la Casa di Baden-Powell a Londra, mentre una copia è esposta nel salone delle Conferenze nella sede mondiale (WOSM) a Ginevra, in Svizzera. Baden-Powell pensò di fondare un movimento di giovani nel quale fossero sviluppate le qualità dell’esploratore durante la guerra anglo-boera a Mafeking, quando istituì un corpo di cadetti presi tra i ragazzi presenti nella cittadella che utilizzava come portaordini e in altre necessità pratiche. Nel 1907, al ritorno dalla guerra di Mafeking, Egli scrisse l’elaborato “Scoutismo per ragazzi”, gettando le basi vere e proprie dello scoutismo che stava nascendo. Realizzò l’opera in fascicoli, che in breve tempo andarono a ruba, rendendo necessaria una ristampa degli stessi. Sempre nello stesso anno, nell’isola di Brownsea, Baden-Powell portò con sè 20 ragazzi, dando vita alla prima esperienza concreta di campo scout: fu un successo strepitoso. Dal 1909 in poi lo scoutismo cominciò la sua espansione in tutta l’Inghilterra. Un primo raduno si ebbe a Manchester, con oltre 11.000 presenze (tutti esploratori). Ma sempre nello stesso anno si ebbero anche le prime adesioni delle ragazze nel movimento. A Sir Baden Powell fu chiesto, infatti, di passare in rassegna alcuni gruppi di ragazze in divisa che si andavano organizzando per loro conto in base allo schema del suo metodo e fu richiesto di accoglierle nel movimento. Contemporaneamente, Baden Powell cominciò ad essere chiamato B.P. Un anno dopo, nel 1910, cominciò lo sviluppo dello scoutismo nel resto del mondo: in Cile, in Francia, nella Scandinavia e negli Stati Uniti. In Italia Sir Francis Vane, baronetto inglese, istituì a Bagni di Lucca la prima squadra di esploratori. Baden-Powell, vero lord inglese, fu promosso Colonnello nel 1911.

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set
29
2008
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Tra le realtà educative: l’AGESCI

 

L’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (AGESCI) è un’associazione che si propone di educare i giovani attraverso lo scautismo, metodo educativo inventato da Robert Baden – Powell attorno al 1907. L’Agesci è nata il 4 maggio 1974 dall’unione di ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani) e AGI (Associazione Guide Italiane), oggi conta più di 170.000 iscritti, è diffusa sull’intero territorio nazionale, sia nei capoluoghi di provincia che nei piccoli comuni. Attraverso il servizio di circa 30.000 adulti educatori propone il metodo scout a ragazzi e ragazze dai 7 ai 21 anni in oltre 2000 diverse realtà locali parrocchiali, di quartiere o di paese. L’Agesci è riconosciuta dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), dal Dipartimento di Protezione Civile (è intervenuta in quasi tutte le emergenze verificatesi dal terremoto del 1976 in Friuli fino ai giorni nostri), ha stipulato protocolli d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Pubblica Istruzione, è attiva nel volontariato tramite il servizio svolto dagli adulti e dai giovani di età compresa fra i 18 e i 21 anni, collabora con diversi altri enti, realtà associative e del volontariato nazionali e internazionali, tra cui si annovera l’Unicef, la Fao, l’Unhcr, la Tavola della Pace e il Forum del Terzo Settore.

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apr
19
2008
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Un Grande nella storia dell’umanità

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Giovanni Paolo II è il 264° Papa (263° Successore di Pietro). Karol Józef Wojtyla , eletto Papa il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Cracovia, il 18 maggio 1920. Era il secondo dei due figli di Karol Wojtyla e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941. A 9 anni ricevette la Prima Comunione e a 18 anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia. Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania. A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del “Teatro Rapsodico”, anch’esso clandestino. Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale a Cracovia il 1 novembre 1946. Successivamente, fu inviato dal Cardinale Sapieha a Roma, dove conseguì il dottorato in teologia (1948), con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce. In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda. Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowic, vicino a Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università cattolica di Lublino una tesi sulla possibilità di fondare un’etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler. Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino. Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak. Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Paolo VI che lo creò Cardinale il 26 giugno 1967. Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-65) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. Il Cardinale Wojtyla prese parte anche alle 5 assemblee del Sinodo dei Vescovi anteriori al suo Pontificato. Dall’inizio del suo Pontificato, Papa Giovanni Paolo II ha compiuto 146 visite pastorali in Italia e, come Vescovo di Roma, ha visitato 317 delle attuali 333 parrocchie romane . I viaggi apostolici nel mondo - espressione della costante sollecitudine pastorale del Successore di Pietro per tutte le Chiese - sono stati finora 104. Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Encicliche, 15 Esortazioni apostoliche , 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche . Al Papa si ascrivono anche 5 libri : “Varcare la soglia della speranza” (ottobre 1994); “Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio” (novembre 1996); “Trittico romano”, meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); “Alzatevi, andiamo!” (maggio 2004) e “Memoria e Identità” (febbraio 2005). Il Santo Padre ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni , per un totale di 482 santi . Ha tenuto 9 concistori , in cui ha creato 231 (+ 1 in pectore) Cardinali . Ha presieduto anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio. Dal 1978 fino alla sua morte, ha convocato 15 assemblee del Sinodo dei Vescovi : 6 generali ordinarie (1980, 1983, 1987, 1990; 1994 e 2001), 1 assemblea generale straordinaria (1985) e 8 assemblee speciali (1980, 1991, 1994, 1995, 1997, 1998 [2] e 1999). Nessun Papa ha incontrato tante persone come Giovanni Paolo II: alle Udienze Generali del mercoledì (oltre 1160) hanno partecipato finora più di 17 milioni e 600mila pellegrini , senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo; numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato , come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri.

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apr
04
2008
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La storia della selezione del personale dal Vecchio Testamento ai nostri giorni

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Ho scelto questo argomento per la stesura di questo mio nuovo articolo, perché ritengo che possa fornire un buon arricchimento storico culturale ai cultori delle Scienze Umane  su come si sia storicamente evoluta la “scelta del personale”. Nel libro dei Giudici (VII, 1.8) del Vecchio Testamento si tramanda che Gedeone [Giudice di Israele, figlio di Gioas della tribù di Menasse. Secondo la Bibbia, solo con 300 uomini, riuscì per volere di Jahvè, a sgominare il campo nemico facendo prigionieri i Capi medianiti Zebee e Scalmana. Eletto giudice governatore delle tribù ebree, le resse per quarant’anni.], prima di combattere contro i Medianiti, che da sette anni opprimevano il popolo di Istraele, selezionò trecento guerrieri. E’ questo, in assoluto, il primo tentativo di selezione che si conosce dal punto di vista storico e militare. In verità, nel corso dei secoli, la scelta del personale si basò essenzialmente sulla valutazione di capacità fisiche, di coraggio o di intraprendenza, già dimostrate ovvero accertate. Spesso era affidata all’intuito dei Capi ed alla loro capacità di valutare le qualità evidenti o nascoste degli uomini da impiegare anche in compiti specifici, e come tale è stato sempre un atto psicologico.La psicologia diventa scienza soltanto nella seconda metà del XIX secolo. Con l’avvento della psicologia scientifica, ovvero della “scienza del comportamento dell’uomo”, si comprese quale utile ed efficace strumento rappresentasse per la soluzione razionale di problemi connessi alla scelta del personale nei contesti di lavoro e militare: i primi studi e le prime applicazioni, a fini strettamente selettivi, risalgono alla prima guerra mondiale.In Italia, Padre Agostino Gemelli [Medico e psicologo (Milano 1878 – ivi 1959), convertitosi alla fede cattolica dopo aver seguito le dottrine positivistiche, entrò nell’ordine dei frati minori. Non cessò mai di occuparsi di biologia e di psicologia sperimentale. Fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ne fu Rettore Magnifico, oltre che docente di Psicologia Sperimentale. Numerosi i libri scritti, tra cui La psicologia applicata all’industria e Psicologia dell’età evolutiva.] , ideò ed attuò nel 1916 una selezione fisio-psicologica per ricercare, tra gli Ufficiali dell’Esercito, i piloti di aerei. Gli studi e i risultati raggiunti da Padre Gemelli furono importati dagli Stati Uniti d’America che, pressati dalla necessità di mettere rapidamente in piedi un efficace esercito, impiegarono per primi su vastissima scala le tecnologie psicologiche per la Selezione di oltre due milioni di cittadini. Fu così messa a punto la prima batteria di Test, in due versioni:·         Army Alfa Test, comprendente reattivi “verbali”, per i giovani cittadini in possesso di titolo di studio;·         Army Beta Test, con la somministrazione di reattivi “non verbali”, per cittadini analfabeti o stranieri.Nel 1939, quando si preannunciava una nuova guerra, presso il  Consiglio Nazionale delle Ricerche fu costituita una Commissione per le Applicazioni della Psicologia, presieduta sempre dal Gemelli e comprendente, altresì, rappresentanti delle Forze Armate e del Servizio Sanitario.Visti gli esiti soddisfacenti degli esperimenti svolti presso alcuni Reggimenti di Corpo d’Armata e presso la Scuola Paracadutisti, nel 1942 furono costituiti i Centri di Psicologia Applicata dell’Esercito, in ragione di uno per ogni Corpo d’Armata.La Marina costituì le Commissioni Mobili che applicarono i reattivi per la Selezione dei volontari specializzati, presso i vari Centri di arruolamento.Commissioni analoghe operarono  nell’Aeronautica Militare. Tali commissioni definirono i profili attitudinali dei piloti e degli specialisti ed applicarono  tecniche selettive mirate a scartare i soggetti in possesso di reazioni emotive al di là della norma, ovvero ad individuare le capacità dei giovani ancor prima del loro impiego. Le tecniche in questione erano tendenti all’esame :·         Psicometrico attitudinale, relativo alla valutazione delle attitudini percettive e motorie;·         Intellettivo culturale;·         Caratterologico temperamentale.Questo principio, attuato in tempo di guerra malgrado le varie difficoltà che si opponevano alla sua realizzazione, subì una profonda trasformazione nel periodo post-bellico allorché, in seguito all’amara esperienza della sconfitta subita, venne confermato il carattere tecnico-scientifico assunto dalle attività riguardanti la guerra e quindi la necessità di avere alle armi elementi selezionati ed accuratamente scelti sin dal tempo di pace.Nel 1946 furono quindi abbandonati i tradizionali procedimenti di arruolamento, basati essenzialmente sull’accertamento delle caratteristiche fisiche e del titolo di studio posseduto, e venne introdotto in maniera definitiva il sistema della selezione psico-attitudinale.All’uopo fu costituita la Commissione Permanente Mista per la Psicologia Applicata all’Esercito, composta dai rappresentanti delle Forze Armate, della Sanità Militare e del Consiglio Nazionale delle Ricerche.La Commissione effettuò un dettagliato studio monografico degli incarichi che potevano essere assegnati, al fine di individuare per ognuno i compiti specifici, il particolare ambiente operativo e gli aspetti psicologici.Vennero, quindi, stabiliti i requisiti e le attitudini necessarie per l’impiego nelle varie Armi, Corpi, Servizi e relative specialità, e definiti i relativi profili caratteristici.Dopo aver provveduto al recupero dell’attrezzatura per gli esami psicometrici, già esistente, ed averla integrata con materiali moderni, la Commissione stabilì le prove cui dovevano essere sottoposti i soggetti ed istituì speciali corsi per gli Ufficiali mirati al conseguimento della qualifica di Perito Selettore Attitudinale, affinché gli stessi potessero applicare le nuove tecniche con cognizione ed appropriata preparazione.Nel 1946 l’Istituto Nazionale di Psicologia (I.N.P.) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, avvalendosi di esperienze raccolte su cinquantamila soggetti esaminati nel periodo bellico, esperienze elaborate sistematicamente, iniziava la strutturazione di una batteria di test per la selezione del personale: i primi impieghi della batteria risalgono al principio del 1947. Come tutti gli strumenti della psicologia applicata, anche questo ha avuto bisogno di un lungo periodo di validazione, periodo che si è protratto di dieci anni.In questo lasso di tempo, il C.N.R. effettuò periodiche revisioni della batteria, con conseguenti aggiustamenti, avvalendosi per ciò dei dati di ritorno, cioè di tutto quel complesso di osservazioni effettuate dai tecnici preposti all’applicazione della batteria.Negli stessi termini di fattori erano redatti i profili degli svariati incarichi: la sintesi delle operazioni di selezione attitudinale dava origine alla predesignazione, cioè al giudizio orientativo sulla specifica idoneità o meno del soggetto.La predesignazione, effettuata dal Perito Selettore Attitudinale, discendeva dal raffronto del “profilo individuale” con i profili tipo e dalla valutazione dei seguenti elementi:1.       profilo sanitario2.       titolo di studio3.       precedenti di mestiere4.       corsi di specializzazione frequentati5.       interessi specifici6.       attitudini psichiche, desunte durante il colloquio.La predesignazione veniva effettuata attribuendo al soggetto gli incarichi di prevedibile maggiore rendimento.Nel Nord America, le prime applicazioni di psicologia applicata risalgono alla fine dell’Ottocento con la Psychological Corporation, la prima organizzazione psicologica nordamericana esplicitamente creata per servire gli interessi dell’istituzione scolastica e dell’industria.In altri contesti europei, quali ad esempio in Francia, il locale Ministero dell’Istruzione affidò a una commissione di esperti l’incarico di preparare un programma di studio per i bambini con difficoltà di apprendimento che avrebbero dovuto frequentare delle scuole speciali.In seguito a questa richiesta, Alfred Binet [Filosofo francese (Nizza 1857 – Parigi 1911). Si dedicò particolarmente a problemi di psicologia sperimentale e patologia, e fu direttore della scuola di psicologia della Sorbona.Collaborò a diverse importanti riviste. Nel 1985 fondò con alcuni suoi collaboratori l’Annèe psychologique, riguardante soprattutto la psicologia infantile. Tra le sue opere va citata Introduction à la Psychologie expèrimentale.]  approntò una serie di prove mirate a rivelare la capacità di giudicare, comprendere e ragionare di ogni bambino. Questo primo metodo, diventato poi popolare come “Stanford-Binet” in seguito alla revisione effettuata all’Università di Stanford negli Stati Uniti, volle di fatto valutare il rendimento scolastico dei bambini, distinguendo quelli con un ritmo di apprendimento normale da quelli con difficoltà di apprendimento.In definitiva, le origini dei tests risalgono agli inizi del 1900, per comprendere ed oggettivare le differenze interindividuali: i tests d’intelligenza, di interesse pedagogico, serviranno per la diagnosi di rendimento scolastico, e i tests psicopatologici, andranno ad individuare elementi di patologia e ad avere una visione di insieme più globale del soggetto, prendendo in esame la componente emozionale e motivazionale.

In definitiva la Selezione del personale ha come oggetto di indagine l’esame della personalità, del carattere e le relazioni sociali di un individuo che si appresta ad operare in un qualsiasi contesto lavorativo o aziendale. Essa si muove secondo due direzioni complementari: l’una orientata alla valutazione degli individui e al loro adattamento con l’ambiente di lavoro, l’altro orientato all’ assegnazione degli incarichi in funzione delle qualità predittive degli individui ed in virtù della loro piena realizzazione, maturazione e progressione personale. Non in ultimo la seguente considerazione: “la personalità umana è infinita e non vi è test che possa rivelarla nella sua totalità”.

(articolo redatto dal Dr. Andrea Galiano) 

 

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