gen
12
2009
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Neve sulla Sila

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Sensazionali nevicate in questi giorni sulla Sila.

Written by admin in: Igiene e Prevenzione |
apr
19
2008
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Accrescimento culturale per il dopodiscoteca

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 Tutti gli esseri viventi hanno messo a punto un proprio codice comunicativo che risulta essere particolarmente evoluto nell’uomo, nel quale le diverse forme del linguaggio si riportano al 4° stadio evolutivo di sviluppo dello stesso, lo sviluppo della selezione-astrazione e della memoria semantica, ove il linguaggio e la sua padronanza sono in grado di far comunicare nelle forme concettuali. Nella sua definizione, il linguaggio è il mezzo di comunicazione, tipicamente umano, che si avvale di simboli grafici, convenzionali, orali e mimici. Il linguaggio assolve a due competenze: la competenza comunicativa (cioè serve a comunicare), la competenza simbolica (cioè è in grado di elaborare simboli). Parallelamente allo sviluppo del linguaggio, acquista particolare importanza, già dalle prime fasi di sviluppo del neonato, il suono nello stadio evolutivo della acquisizione, con la lallazione. Il neonato riesce a comunicare con il suono! Ciò vuol dire che la comunicazione sonora, presente in modo potenziale nelle prime fasi della vita umana, abbia uno sviluppo graduale e sia in grado di favorire la percezione umana. Oltre al linguaggio parlato, c’è un tipo di linguaggio espresso attraverso i suoni in sequenza, che dir si voglia musicale: una bella canzone melodica ascoltata in radio, che può dare a chi la ascolta una sensazione di distensione, oppure un brano rock che stimola impulsi di tipo disinibitorio, che senza ombra di dubbio non verrebbero espressi, se non in  parte, dalla se pur accurata lettura interpretativa del brano stesso. Ne scaturisce che il funzionamento mentale delle singole persone possa essere messo in relazione col linguaggio musicale, in quanto questo tipo di linguaggio favorisce la strutturazione di pensieri e associazioni nell’individuo. Diverse sono le riflessioni teoriche fatte in tal senso. Tra gli argomenti trattati negli ultimi decenni di ricerca sul linguaggio dei suoni, ricordiamo: l’analogia tra la struttura plurivocale della musica (ad esempio i cori) ed alcune caratteristiche dello stesso funzionamento psichico; l’analisi delle relazioni tra il pensiero musicale e il pensiero verbale; gli aspetti che l’elemento sonoro apporta attraverso l’utilizzo, in ambito relazionale e comunicativo, della scappatoia della sensorialità. Sono del parere che la composizione e la creatività di un brano a livello mentale sia l’espressione stessa del funzionamento intrapsichico, che conferisce una precisa valenza ad ogni singolo suono. In musica, quasi per incanto, le sette note naturali con una interconnessione straordinaria sono in grado di produrre una serie di armonie, melodie, atmosfere le più diversificate. Non sto qui a dare la definizione accademica di armonia e melodia, che spingo il lettore a ricercare sui più illustri testi di teoria da conservatorio. Mi soffermo invece ad esprimere il modo con cui un giro armonico, impresso con ciclicità nell’animo umano, sia in grado di far penetrare ed amplificare nell’ascoltatore, i sentimenti che il compositore ha inteso esprimere. Quarant’anni fa, il dottor Jacques Jost sperimentò l’ascolto di brani musicali e la sua materializzazione attraverso la registrazione elettroencefalografica. Anche questo ricercatore è dell’idea che l’armonia musicale agirebbe come per osmosi sull’organismo, armonizzando corpo e anima contemporaneamente.Recentemente si osserva qualche caso di risveglio da coma, dopo che il paziente sia stato sottoposto ad ascolto di registrazioni di brani musicali. Durante l’Ottocento, il professor Pinel, direttore in Francia dell’istituto di igiene mentale della Salpetrière, sperimentò nella cura dei pazienti metodi quasi rivoluzionari: in particolare egli rappresentò il caso di un malato che guarisce dopo aver riscoperto il suono del proprio violino! Con i comportamentisti capeggiati da Watson (fine ‘800), la musica fu introdotta con il proposito di costituire un rinforzo positivo, e quando sottratta un rinforzo negativo. Questa modalità di intervento è utilizzata ancora oggi in Gran Bretagna come tecnica di condizionamento di bambini psicotici. Per quanto riguarda gli studi operati da Sigmun Freud, la riflessione psicoanalitica non trova applicazione nella musica come per il sogno, anche se la scoperta dell’inconscio ha portato Freud ad interrogarsi sul senso delle creazioni musicali, quale manifestazione delle risorse pulsionali e dell’attività creatrice all’interno  dell’equilibrio psichico. Gli studi psicoanalitici si sono orientati così a comprendere le funzioni che il pensiero musicale svolge nell’organizzazione mentale e la questione relativa al valore affettivo dei modi musicali. Per tali motivi gli psicoanalisti si sono interessati più alla creazione dell’opera ed al suo rapporto con il compositore, in modo da oggettivarne l’analisi biografica. Eysenck all’inizio del secolo ha cercato di analizzare con metodologie scientifiche e con tecniche di sostegno tutti i fattori che intervengono negli elementi caratterizzanti la personalità: da questo punto di vista la musica svolge un ruolo gratificante. Il potere terapeutico della musica è stato sperimentato sulla nevrosi, sulla psicosi, sulle patologie psicosomatiche, sull’autismo, sugli stati deficitari, alcolismo, tossicomania, sordità, handicaps psichici, disadattamento sociale, preparazione psichica agli stadi terminali di malattie incurabili. Tra le recenti trovate a livello mondiale, definibili come tecniche psicomusicali, cioè metodiche di impiego della musica che non rientrano nè in ambito pedagogico nè in un contesto psicoterapeutico, ricordiamo la distensione psicomusicale, l’espressione corporea abbinata alla musica, ed infine la musica funzionale da sottofondo studiata per favorire gli acquisti all’interno dei grandi magazzini e per ridurre il grado di angoscia negli ascensori, nelle stazioni della metropolitana, nelle sale d’attesa o al telefono. Come si intravede dai passi significativi precedentemente esposti, gli orientamenti attuali sono quelli di dare una valenza scientifica al vissuto sonoro, cercando di superare la dimensione per così dire magica, per approdare ad una dimensione sperimentale. Qualche anno fa, in un simposio internazionale si considerò che il vissuto sonoro agevola i processi creativi conducendo alla maturazione del Sè, sviluppando la capacità e la volontà di utilizzare le potenzialità individuali per un personale benessere nei campi quali l’indipendenza, la libertà di cambiamento, l’adattabilità, l’equilibrio e l’integrazione. Attraverso gli elementi musicali, ritmo armonia e melodia, si possono sviluppare delle relazioni esistenziali che portano la qualità della vita ad un ottimo livello. Il potere terapeutico del vissuto sonoro è stato constatato nel corso dei secoli ed utilizzato in tutte le culture: due sono i prototipi culturali ai quali fare ancora oggi riferimento e cioè il genere catartico e il genere sedativo. Il primo prototipo culturale, catartico, che possiamo trovare al giorno d’oggi nelle discoteche e nei concerti rock, ha un provato effetto gratificante e disinibitorio sull’organismo. E’ particolarmente diffuso tra i giovani che affollano le discoteche il sabato sera e che sembrano prediligere in questi ultimi anni generi nascenti poveri di espressione melodica ma ricchi di ritmo. Infatti è molto diffuso che in discoteca si ballino composizioni con in primo piano esecuzioni a carattere tribale, ove primeggia in modo grezzo e disinibitorio l’ordine di movimento che in altri termini ho definito quale ritmo. Il secondo prototipo culturale, quello sedativo, è indicato per controllare, guidare le emozioni e calmare le passioni. All’uopo ritengo che la nuova generazione stia pian piano riscoprendo anche le dolci composizioni sinfoniche, la musica d’orchestra e le esecuzioni del genere classico lirico.Tali constatazioni ci portano ad osservare come in questo contesto emerga il rapporto primario del bambino con la propria madre: infatti la stimolazione, la eccitazione e la sedazione si riportano ai primi scambi corporei pulsionali affettivi del neonato, regolando gli stati di benessere e malessere, prima ancora di qualsiasi altra forma di espressione verbale. Nonostante tali considerazioni sul ruolo gratificante del vissuto sonoro e sul provato effetto disinibitorio del genere catartico delle discoteche, si assiste frequentemente al verificarsi di incidenti automobilistici e a trasmissioni di notizie radio del tipo “…ore 3.00, scontro frontale sulla statale per Venezia tra due autovetture. Muoiono cinque persone. Le vittime, tutti giovani di età compresa tra i diciotto e i ventidue anni, rientravano da una serata trascorsa in discoteca”. Le responsabilità sono da ricercarsi nel modo con cui viene gestita la serata da taluni giovani nelle discoteche: serata da sballo e uso di droghe. Potrebbe peraltro trattarsi di una maturata postura del dopodiscoteca, caratterizzata da una semplice riduzione dei riflessi alla guida, derivata dalla prolungata esposizione al vissuto sonoro catartico nelle discoteche! Il fenomeno delle sciagure automobilistiche nelle nottate del dopodiscoteca è di attualità: sarebbe però auspicabile che non si costruiscano in merito castelli di sabbia a carattere pontificatorio. Ipotizzando inoltre rigorose misure per prevenire le inadeguate condotte alcolistiche e tossicologiche, ritengo peraltro sia opportuno che coloro che praticano tali ambienti da ballo catartico non si espongano per molte ore e quindi per tempi prolungati ai ritmi cadenzati e particolarmente assordanti, ma facciano delle discoteche un adeguato uso e costume che rientri nei valori e nei concetti genuini del vivere insieme, quale buon auspicio per tutti i giovani del XXI secolo.

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